Dai lettori

 Buongiorno Massimo ...

da EDIZIONI LA MERIDIANA·MARTEDÌ 16 MAGGIO 2017 vai al link

Una lettera che una lettrice scrive a un autore. Inaspettata. Per questo speciale. Abbiamo chiesto ad Anna che l’ha scritta, di poterla condividere. La sua lettura del libro di Massimo Melpignano è chiara e decisamente in senso contrario a chi, giusto ieri, ha proposto l’abolizione delle monetine da 1 e 2 centesimi. La condividiamo segnalando la presentazione a Conversano di oggi pomeriggio alle ore 18,00 presso la Sala delle conferenze del Castello.

 Buongiorno Massimo,

ho finito di leggere il suo libro. In verità l’ho finito pochi giorni dopo averlo iniziato. Mi ha conquistato e volevo andare avanti! Grazie, confermo la sensazione ricevuta dalla sua prefazione.

Mi è stato utilissimo, su più fronti. Intanto in casa è comparsa una bottiglia salvadanaio, che riempio tutte le sere con le monete rimaste nel portafoglio dopo le spese della giornata.

Poi ho iniziato a dare valore alle monetine in rame. Prima di leggere il suo libro mi capitava spesso di dire ai cassieri di tenere il resto. Ora gioisco quando li ricevo perché so che andranno a riempire il salvadanaio. Inoltre ho cambiato il mio concetto di risparmio.

Confesso che prima (il suo libro è uno spartiacque nella mia vita di relazione con il denaro) ritenevo risparmio ciò che rimaneva dopo la spesa (cioè nulla).

Ora è la riserva che metto da parte subito.

Mi permetto una riflessione: risparmiare non ha a che fare solo con il mettere da parte del denaro, necessita della capacità di spendere in modo critico, di sganciarsi dai condizionamenti del consumismo.

Può farlo chi identifica la propria identità non nei beni materiali che ci vogliono far comprare, ma nei beni che sceglie da solo.

Diversamente, la dipendenza dal possesso avrà la meglio.

Qualche anno fa ho lavorato in un progetto a sostegno delle persone vulnerate. Si intende per persona vulnerata chi, a seguito di un imprevisto, han perso l’equilibrio economico e psicologico in cui viveva e rischia la povertà. Il progetto prevedeva un percorso di colloqui per aiutarli a reggere il cambiamento traumatico subito e la disponibilità a pagare loro alcune spese.

Io ho seguito la parte relativa ai colloqui. Ho conosciuto molte persone. Tutte avevano perso lavoro, qualcuna aveva già perso la casa e altri stavano per perderla, non pagavano le bollette.

Quello che ho imparato grazie a tutti loro è che è importante ciò a cui agganciamo la nostra dignità e la nostra identità (chi sono?).

Alcuni di loro, senza lavoro e soldi, con problemi di salute seri (loro o di un familiare) erano propositivi, in movimento per migliorare la situazione (alla ricerca di formazione, disponibili ad aiutare altri, capaci di apprezzare ciò che ricevevano).

Altri erano in grave difficoltà psicologica: paralizzati dall’umiliazione del cambiamento di vita, non riuscivano a fare nulla per migliorare, anche se qualcosa era ancora possibile.

Un altro mondo è possibile, lo credo, e si costruisce con un profondo cambiamento culturale ottenuto dai cambiamenti individuali di chi sceglie di risparmiare, di usare il denaro (e non farsi usare dal denaro), riflettere su cosa quali siano le proprie priorità, identificare i condizionamenti che ci spingono a consumare.

È questo oggi il pensiero rivoluzionario. Anche per questo le sono grata.

                                                                     Anna Mirenzi